I soliti padroni
Ieri la giunta di Confindustria ha designato Giorgio Squinzi come prossimo presidente della confederazione, e a sorpresa il patron di Mapei ha prevalso con soli 11 voti di scarto (93 voti a 82) sullo sfidante Alberto Bombassei. Il Foglio non ha mai preso posizione sulla corsa per la presidenza di Viale dell’Astronomia, eppure la vittoria di un periclitante Squinzi, per di più senza una linea programmatica netta come era invece quella proposta da Bombassei (al di là del giudizio di merito personale), non fa che rafforzare una tesi tanto semplice quanto dirompente.
12 AGO 20

Ieri la giunta di Confindustria ha designato Giorgio Squinzi come prossimo presidente della confederazione, e a sorpresa il patron di Mapei ha prevalso con soli 11 voti di scarto (93 voti a 82) sullo sfidante Alberto Bombassei. Il Foglio non ha mai preso posizione sulla corsa per la presidenza di Viale dell’Astronomia, eppure la vittoria di un periclitante Squinzi, per di più senza una linea programmatica netta come era invece quella proposta da Bombassei (al di là del giudizio di merito personale), non fa che rafforzare una tesi tanto semplice quanto dirompente: parole d’ordine come “unità” e “continuità” soddisfano sempre meno gli industriali iscritti alla Confindustria, e il voto di ieri lo dimostra. Questi stessi industriali, negli ultimi anni, hanno piuttosto iniziato a chiedersi con insistenza cosa ottengano in cambio delle quote di iscrizione all’associazione. La struttura centrale di Confindustria – come lamentano vari associati – è sulla via della più completa burocratizzazione, sempre meno capace di interpretare le esigenze diffuse sul territorio e sempre meno efficace nell’elaborare proposte di politica economica e legislativa conseguenti a questi bisogni.
Evidentemente la presenza mediatica di Confindustria non è il miglior parametro con cui valutare quella che dovrebbe essere una lobby degli interessi del mondo produttivo. E perfino la sapienza concertativa di Viale dell’Astronomia è, ormai chiaramente, fuori dal tempo. Il governo Monti ha riformato pensioni e mercato del lavoro ricorrendo a una forma consultativa e non concertativa di dialogo sociale, come avviene d’altronde nel resto dei paesi industrializzati, senza impantanarsi in inutili “tavoli” di trattativa. La foto di gruppo con Emma Marcegaglia (Confindustria) e Susanna Camusso (Cgil), scattata nel 2011 per depotenziare la riforma dei contratti tentata dal precedente governo, è dunque ingiallita definitivamente, seppure non per merito di Viale dell’Astronomia. Ora però bisognerà prenderne atto, e Confindustria, invece di attardarsi nel ruolo di mediatore degli interessi di tutti (sindacati inclusi), farebbe meglio a curare esplicitamente ed esclusivamente gli interessi dei suoi associati. Prima che gli stessi imprenditori, come dimostra la fuoriuscita di Fiat dall’associazione, pensino a difendersi da soli. A proposito: è possibile che oggi venga celebrata la “continuità” con la presidenza Marcegaglia, ovvero la continuità con una gestione sotto la quale la più grande impresa manifatturiera italiana è stata costretta a uscire da Confindustria per riprendere a crescere? Se Squinzi vorrà evitare altre defezioni, al di là delle dichiarazioni di circostanza, dovrà dimostrare sul campo di saper innovare la struttura burocratica e la ragione sociale di Confindustria.
Evidentemente la presenza mediatica di Confindustria non è il miglior parametro con cui valutare quella che dovrebbe essere una lobby degli interessi del mondo produttivo. E perfino la sapienza concertativa di Viale dell’Astronomia è, ormai chiaramente, fuori dal tempo. Il governo Monti ha riformato pensioni e mercato del lavoro ricorrendo a una forma consultativa e non concertativa di dialogo sociale, come avviene d’altronde nel resto dei paesi industrializzati, senza impantanarsi in inutili “tavoli” di trattativa. La foto di gruppo con Emma Marcegaglia (Confindustria) e Susanna Camusso (Cgil), scattata nel 2011 per depotenziare la riforma dei contratti tentata dal precedente governo, è dunque ingiallita definitivamente, seppure non per merito di Viale dell’Astronomia. Ora però bisognerà prenderne atto, e Confindustria, invece di attardarsi nel ruolo di mediatore degli interessi di tutti (sindacati inclusi), farebbe meglio a curare esplicitamente ed esclusivamente gli interessi dei suoi associati. Prima che gli stessi imprenditori, come dimostra la fuoriuscita di Fiat dall’associazione, pensino a difendersi da soli. A proposito: è possibile che oggi venga celebrata la “continuità” con la presidenza Marcegaglia, ovvero la continuità con una gestione sotto la quale la più grande impresa manifatturiera italiana è stata costretta a uscire da Confindustria per riprendere a crescere? Se Squinzi vorrà evitare altre defezioni, al di là delle dichiarazioni di circostanza, dovrà dimostrare sul campo di saper innovare la struttura burocratica e la ragione sociale di Confindustria.